Benvenuti!

Benvenuti sul sito di appoggio del progetto “Rilevazione sulla forza lavoro della provincia di Lucca”.

Il progetto ha durata triennale (maggio 2009 – maggio 2012) ed ha la finalità principale di ottenere informazioni sulla situazione lavorativa, sulla ricerca di lavoro e sugli atteggiamenti verso il mercato del lavoro della popolazione in età lavorativa per la provincia di Lucca e per i suoi Sistemi Economici Locali.

Il progetto è promosso dalla Provincia di Lucca e realizzato in collaborazione con Simurg Ricerche, società che ha vinto la gara di appalto del servizio.

In questo sito saranno raccolte tutte le informazioni relative alle diverse indagini e ricerche previste dal progetto, documenti, materiali e notizie utili.

Al via la rilevazione I 2012

Nei prossimi giorni, i rilevatori impiegati sul territorio ormai dal 2009, partiranno per la rilevazione del primo trimestre 2012.

Giovedì 12, presso gli uffici di Simurg Ricerche, si svolgerà, come di consueto, una riunione formativa durante la quale i rilevatori riceveranno le indicazioni di massima su capione e metodologia di contatto.

Istat: 3 giovani “attivi” su 10 senza lavoro…

In base ai dati provvisori e destagionalizzati dell’Istat il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a novembre è arrivato al 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua…scarica l’articolo

Istat: annuario statistico 2011

Nell’annuario di statistica italiano del 2011, crescono di 597mila i senza lavoro dal 2007 al 2010. E quattro disoccupati su 10 hanno meno di trenta anni. In totale, un esercito da 2,1 milioni di persone, oltre il 50 % in cerca di occupazione da più di un anno…scarica l’articolo

Conclusione indagine sul campo

La scorsa settimana si è chiusa la rilevazione del terzo trimestre 2011. I dati, ancora grezzi, sono stati inviati alla Provincia di Lucca. Nelle prossime settimane verrà predisposta una prima bozza di Report che, più avanti, potrà essere scaricato da questo stesso blog.

Si avvia alla clonclusione la rilevazione del terzo trimestre 2011

Ancora due settimane alla chiusura della rilevazione III 2011.

I rilevatori ad oggi hanno intervistato circa 1300 famiglie per un totale di 3100 questionari. Ancora 300 interviste e tutto il campione iniziale sarà stato raggiunto.

A seguito delle prime elaborazioni, il Report III 201. Nel frattempo, di seguito:

Report III 2009

Report I 2010

Report III 2010

Report I 2011

D: Molte persone alla domanda sulla “Posizione nella professione” rispondono di essere “Lavoratore in proprio” anche se poi sono titolari di piccole aziende agricole, allevamenti o piccole imprese edili. Il termine “Imprenditore” sembra troppo e non lo usa mai nessuno per autodefinirsi. Io ovviamente ho registrato quello che mi hanno detto (magari usando la casella apposita per inserire informazioni più dettagliate sul lavoro svolto). Pensi possa andare bene? Allo stesso modo, quando a queste figure faccio la domanda sul contratto, mi dicono che il loro lavoro non è regolato (dato che sono lavoratori autonomi). La stessa cosa succede per gli avvocati e liberi professionisti in genere. Ho sempre messo “senza contratto”, così come mi dicono loro. Non è che facciamo sembrare sommersa un bel po’ di gente che invece ha un lavoro regolarissimo?

R. E’ vero, purtroppo il termine “imprenditore” spesse volte è ritenuto troppo “importante” o “compromettente”. In ogni caso al momento di calcolo delle stime di solito accorpiamo le varie voci in “lavoro autonomo”
Per quanto riguarda la domanda sul contratto di lavoro l’eventuale lavoro in nero emerge per coloro che sono dipendenti. Per gli imprenditori ovviamente non esiste un contratto.

Rilevazione III 2011: monitoraggio andamento

L’andamento della rilevazione può essere sommariamente monitorato cliccando sui link seguenti:

Si tratta di statistiche provvisorie e soggette a cambiamenti costanti che hanno il solo scopo di valutare il procedere della rilevazione.

Al via la rilevazione III 2011

Giovedì 7 Luglio alle ore 10.30, presso gli uffici della Simurg Ricerche, è convocata la riunione con i rilevatori.

Oltre ad una breve e puntuale formazione su alcune accortezze metodologiche da osservare durante l’intervista relativa al modulo C (disoccupazione), i ragazzi potranno ritirare:

Part time: una “scelta obbligata” per le donne?

A partire dagli anni Novanta, gli occupati part time in Italia sono cresciuti rapidamente: erano 2,4 milioni nel 2007, cioè il triplo rispetto al 1992 (800mila), e nello stesso periodo sono quasi triplicati anche in termini di quota-parte dell’occupazione totale (da 5,5% a 14,1%).

Si tratta, però, di un fenomeno sproporzionatamente femminile: la percentuale di donne che lavorano a tempo parziale è passata dall’11,0% al 27,2% dell’occupazione femminile, che corrisponde a un aumento quasi quadruplo in valori assoluti (da 600mila a 2 milioni di occupate), mentre la percentuale di uomini nella stessa situazione contrattuale è sì raddoppiata, ma rimane nel 2007 al 4,4% (era 2,3% nel 1992); in valori assoluti, i lavoratori part time maschi sono passati da 200mila e 400mila. Questa situazione statistica così squilibrata indica che il part time e le altre forme di lavoro flessibile rischiano di trasformarsi, in Italia, in una “trappola di genere”: una nuova forma di gender segregation sul mercato del lavoro.

La soluzione del lavoro a tempo parziale, infatti, ha giocato un ruolo cruciale nel rapido aumento della partecipazione e dell’occupazione femminile (in parte favorendo l’emersione di sacche di lavoro “grigio”), che è stata a sua volta determinante – in misura comparativamente maggiore rispetto a quella maschile – nella crescita complessiva dell’occupazione registrata in Italia negli ultimi decenni. Il part time (insieme altre forme di lavoro “flessibile” introdotte con le riforme degli anni Novanta), in un certo senso, ha permesso di attivare un’offerta di lavoro femminile potenziale che rimaneva inattiva perché, a causa degli impegni familiari, non aveva la possibilità di dedicare al lavoro l’intera giornata/settimana lavorativa o aveva necessità di orari di lavoro meno rigidi e non aveva potuto accedere a “soluzioni femminili” già consolidate, come l’insegnamento o certi tipi di impiego nel settore pubblico caratterizzati da orari ridotti rispetto al tradizionale full time di 40 ore settimanali.

Ma proprio qui sta il punto: il bisogno di conciliazione fra lavoro e responsabilità familiari a cui il part time sembra offrire una risposta così funzionale era e rimane, in Italia, una questione tutta femminile; flessibilità e riduzione degli orari, pertanto, pur essendo teoricamente gender neutral (disponibili sia per gli uomini che per le donne) vengono considerate, nei fatti, delle opzioni solo femminili.

Le donne, così, rischiano di ritrovarsi confinate dalle stesse dinamiche dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro in occupazioni a tempo parziale che sono valutate meno rispetto a un impegno a tempo pieno (occupazioni “da donne”) e che inoltre, dando accesso a redditi più bassi e minori opportunità di carriera, rivestono un carattere accessorio e eventualmente “sacrificabile” rispetto all’occupazione maschile.

Fonte: EGGE, Flexible working arrangements and gender segregation in Italy, marzo 2009.

Eurobarometro sulla “gender equality”

Fra settembre e ottobre del 2009 è stata condotta un’indagine Eurobarometro sulle percezioni e le esperienze degli Europei in termini di parità fra donne e uomini (gender equality); i risultati sono stati pubblicati nel marzo 2010.

Il 62% degli intervistati ritiene che la mancanza di parità fra donne e uomini sia un fenomeno diffuso. La percezione dell’ampiezza del fenomeno, comunque, varia con l’età: i giovani (15-24 anni) tendono a considerare l’ineguaglianza meno diffusa rispetto alle generazioni più anziane (oltre 55 anni).

La violenza contro le donne e il gap salariale (gender pay gap) emergono come le due principali priorità: nel 62% e nel 50% dei casi, rispettivamente. La stragrande maggioranza degli Europei ritiene che queste due questioni dovrebbero essere affrontate urgentemente (92% per la violenza contro le donne e 82% per il gap salariale).

La maggior parte delle persone intervistate pensa che le decisioni relative alla parità fra donne e uomini dovrebbero essere prese congiuntamente con l’Unione Europea, il 64% ritiene che siano stati fatti progressi in questo campo nell’ultimo decennio e oltre la metà è a conoscenza delle attività della UE contro la disuguaglianza “di genere”.

Per saperne di più sull’opinione pubblica europea, si può consultare il sito dell’Eurobarometro.

Fonte: Gender equality in the EU in 2009, Special Eurobarometer survey 326.

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